La Corte dei Conti ha sollevato significativi dubbi sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, bloccando momentaneamente l’approvazione definitiva. L’organo di controllo ha rimandato la delibera del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) per lacune procedurali, carenze documentali e criticità economiche. Il costo dell’opera, stimato in circa 13,5 miliardi di euro, rischia di superare le soglie normative europee, imponendo una nuova gara d’appalto e prolungando ulteriormente i tempi di realizzazione del collegamento tra Sicilia e Calabria.
Il progetto del Ponte sullo Stretto: tra storia e prospettive
Origini e evoluzione del collegamento stabile
Il Ponte sullo Stretto rappresenta una delle infrastrutture più discusse e dibattute nel panorama italiano degli ultimi decenni. Technically denominato come “collegamento stabile tra Sicilia e Calabria”, il progetto non è una novità assoluta: risale infatti ai primissimi anni 2000 e ha attraversato molteplici governi con posizioni spesso contrastanti. Ciclicamente rilanciato da diverse formazioni politiche, l’opera ha subito numerose battute d’arresto, studi di fattibilità revisionati e progetti ripetutamente bloccati da enti di controllo e istituzioni europee. La società Stretto di Messina, incaricata della gestione del progetto, ha mantenuto nel tempo la responsabilità della progettazione e della redazione della documentazione tecnica.
Lo status attuale del progetto
A agosto 2025, il CIPESS ha compiuto un passo considerato rilevante: l’approvazione del progetto definitivo. Tuttavia, questo traguardo non rappresenta un endpoint definitivo, ma piuttosto un momento di transizione caratterizzato da significative incertezze. La Corte dei Conti, organo competente nel controllo sugli enti pubblici e su tutti gli enti che gravano sul bilancio dello Stato, ha immediatamente sottoposto il provvedimento a scrutinio critico. La conseguente richiesta di deferimento all’organo collegiale ha interrotto la “macchina burocratica” e trasformato quello che doveva essere un momento di accelerazione in una nuova fase di stasi progettuale.
I rilievi della Corte dei Conti sul procedimento
Lacune procedurali e criticità nella documentazione
La magistratura contabile ha identificato molteplici carenze nel fascicolo progettuale trasmesso dal CIPESS. Secondo quanto emerge dalla richiesta di deferimento sottoscritta dal Consigliere delegato Carmela Mirabella, non risultano superati i dubbi di legittimità relativi al provvedimento di approvazione. Una delle principali criticità riguarda la motivazione e l’istruttoria incomplete: il documento presenterebbe una scarsa o quasi inesistente analisi approfondita dei dati emersi dai diversi studi condotti nel corso degli anni. Al contrario, la documentazione appare molto più vicina a una comparazione superficiale dei precedenti progetti bloccati, senza fornire il necessario livello di esplicitazione delle valutazioni effettuate.
Inoltre, la Corte ha segnalato lacune nella trasmissione degli atti e perplessità sulla completa ottemperanza delle prescrizioni di legge. La Corte ha richiesto specificamente chiarimenti sulla mancata acquisizione del parere della Nars (Nomisma Analisi e Ricerche Scientifiche) e sulla esclusione dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) dal procedimento. Secondo i magistrati contabili, questa esclusione non appare pienamente convincente e rappresenta una limitazione ingiustificata dell’ambito procedurale.
Conformità normativa e dubbi di legittimità
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la conformità alle norme europee e ai principi di concorrenza internazionali. La Corte dei Conti ha sollevato perplessità specifiche sulla regolare verifica dei requisiti del contraente generale, tema critico quando si tratta di opere di simile entità e rilevanza. Secondo i magistrati, non sono state pienamente chiarite le modalità di verifica della conformità dell’operazione ai principi comunitari di libera concorrenza e trasparenza. Questa carenza riveste importanza strategica, poiché il mancato rispetto di questi principi potrebbe comportare ricorsi e contenziosi europei.
La relazione della Corte mette altresì in dubbio la completa ottemperanza delle prescrizioni tecniche, segnalando la necessità di ulteriori “approfondimenti in sede collegiale” prima di procedere alla registrazione definitiva del provvedimento. Questo significa che la semplice approvazione del CIPESS, sebbene rappresenti un passo importante, non è sufficiente per superare i controlli di legittimità costituzionali e amministrativi.
Il nodo dei costi e degli equilibri economico-finanziari
Stima dell’importo complessivo dell’opera
Il valore complessivo del Ponte sullo Stretto è stato stimato in circa 13,5 miliardi di euro. Questo importo rappresenta un significativo aumento rispetto alle stime precedenti ed è stato approvato insieme al Piano economico-finanziario incluso nel terzo atto aggiuntivo alla convenzione con la società Stretto di Messina. Tuttavia, la Corte dei Conti ha espresso forti dubbi sulla solidità di questa valutazione e sulla metodologia utilizzata per determinarla.
La preoccupazione principale riguarda il fatto che il costo stimato potrebbe rappresentare una sottovalutazione della spesa effettiva. Storicamente, le grandi infrastrutture italiane hanno mostrato una tendenza al superamento dei budget inizialmente preventivati, con aumenti anche significativi rispetto alle stime iniziali. Nel caso del Ponte sullo Stretto, le criticità ambientali, la complessità geomorfologica dello Stretto di Messina e le sfide tecniche connesse alla realizzazione di un collegamento in una zona sismica potrebbero determinare costi finali superiori alle previsioni.
Rischi di superamento delle soglie normative europee
Uno dei nodi critici identificati dalla Corte dei Conti riguarda il rischio di superamento delle soglie che imporrebbero una nuova gara d’appalto secondo le normative europee. In ambito comunitario, quando un’infrastruttura supera determinate soglie di valore, è obbligatorio sottoporre l’appalto a procedure di gara internazionali aperte a livello europeo, secondo principi di massima trasparenza e competizione.
Se i costi effettivi dovessero superare quanto attualmente preventivato, la società Stretto di Messina potrebbe trovarsi costretta ad avviare nuove procedure di gara, con conseguenti ritardi temporali di mesi o anni. Questo aspetto rappresenta una delle maggiori incertezze nella valutazione complessiva della fattibilità del progetto. La Corte, pertanto, ha richiesto chiarimenti su come la società gestisca il potenziale scostamento tra stime e costi effettivi, e quale sia il piano di mitigazione di questo rischio significativo.
L’iter di approvazione e le complicazioni procedurali
Il ruolo del CIPESS nella delibera n. 41/2025
La delibera CIPESS n. 41/2025 rappresenta il provvedimento centrale oggetto di scrutinio da parte della Corte dei Conti. Questa delibera non si limita all’approvazione del progetto definitivo, ma assegna anche risorse del Fondo sviluppo e coesione per il periodo 2021-2027. La particolarità di questo atto risiede nel fatto che il d.l. 35/2023 riconnette al provvedimento una specifica valenza autorizzatoria per l’avanzamento delle fasi successive.
Secondo la Corte dei Conti, data la particolare rilevanza dell’infrastruttura, delle rilevanti risorse che la stessa impegna e della specifica valenza autorizzatoria collegata alla delibera, sarebbe stato esigibile un maggiore livello di esplicitazione delle valutazioni effettuate. In altre parole, per un’opera di questa portata e di questa complessità, la documentazione presentata non soddisfa gli standard di motivazione e di approfondimento attesi da un organo di controllo indipendente.
Criticità relative all’equilibrio economico-finanziario
La Corte dei Conti ha inoltre sollevato dubbi specifici sull’equilibrio economico-finanziario complessivo del progetto. Questo aspetto tocca questioni fondamentali riguardanti la sostenibilità dell’opera dal punto di vista finanziario. In particolare, la magistratura contabile ha chiesto chiarimenti su:
- La metodologia di calcolo dei ricavi attesi dal Ponte e la realismo delle proiezioni di traffico
- La struttura dei costi operativi e di manutenzione nel lungo termine
- La capacità di servizio del debito e la compatibilità con i principi di sostenibilità finanziaria
- L’impatto sul bilancio pubblico considerando il coinvolgimento di risorse comunitarie
Queste questioni rimandano al dibattito più ampio sulla redditività economica di una simile infrastruttura e sulla sua capacità di generare flussi di ricavo sufficienti a coprire costi e a garantire un servizio continuativo nel tempo.
I prossimi sviluppi e l’udienza del 29 ottobre
La seduta collegiale della Corte dei Conti
L’udienza dovrebbe svolgersi nella mattina del 29 ottobre 2025, con la Sezione Centrale della Corte dei Conti che esaminerà il deferimento presentato dall’ufficio di controllo. Nel documento di 23 pagine, la magistratura contabile chiede che la delibera Cipess sia sottoposta a un esame collegiale prima della registrazione definitiva. Questo passaggio rappresenta un momento critico per il prosieguo dell’iter amministrativo.
La decisione della Sezione Centrale potrà seguire tre possibili scenari: l’approvazione senza modifiche (scenario poco probabile vista l’ampiezza dei rilievi), l’approvazione con prescrizioni e richieste di integrazione documentale (scenario intermedio), oppure il rinvio con richiesta di revisione più sostanziale del progetto (scenario che prolungherebbe significativamente i tempi).
Implicazioni per l’avvio dei cantieri
La società Stretto di Messina e il governo, attraverso il Ministero dei Trasporti, hanno manifestato fiducia nel superamento di questa fase, definendola come una “fisiologica interlocuzione” tra istituzioni. Tuttavia, la realtà dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti suggerisce che gli ostacoli procedurali e sostanziali rimangono significativi e tutt’altro che scontati da superare.
Se la Corte dei Conti dovesse approvare il provvedimento pur con integrazioni, il passo successivo comporterebbe comunque l’acquisizione di ulteriori pareri e il completamento di adempimenti amministrativi. Il cronoprogramma dell’Esecutivo prevedeva l’inizio dei cantieri entro 2025, ma questo obiettivo appare ormai difficilmente raggiungibile alla luce dei ritardi accumulati. Qualora la Sezione Centrale richiedesse modifiche più significative, i tempi di realizzazione verrebbero dilatati ulteriormente, con consequenziali aumenti di costi e rischi di perdita di interesse pubblico e politico per l’opera.


