La storia di Deborah, studentessa con DSA laureata: il valore del PDP all’università

Deborah è una studentessa come tante altre, ma il suo percorso universitario è stato diverso. Quando ha iniziato l’università, ha scoperto che molti compagni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) non ricevevano il supporto necessario per completare gli studi con successo. La sua storia dimostra l’importanza cruciale del Piano Didattico Personalizzato all’università, uno strumento ancora non ufficialmente riconosciuto dalla normativa italiana, sebbene una recente proposta legislativa miri a colmare questa lacuna.

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) è un documento che organizza il percorso scolastico per studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Sebbene obbligatorio nella scuola primaria e secondaria, attualmente non esiste un PDP universitario ufficialmente previsto dalla legge. Tuttavia, il disegno di legge S. 1508, in esame presso il Senato dal maggio 2025, mira a introdurre il PDP-U anche nell’istruzione superiore.

Chi è Deborah: una storia di determinazione

Il percorso scolastico con DSA

Deborah ha affrontato grandi sfide fin dalle elementari. Come molti studenti con dislessia, aveva difficoltà nella lettura e nella scrittura, ma la sua capacità cognitiva era perfettamente nella norma. Grazie al PDP attivato nella scuola primaria (conforme alla legge 170/2010), ha ricevuto strumenti compensativi come sintesi vocale e mappe concettuali, oltre a misure dispensative che le permettevano di non leggere ad alta voce in classe. Questi supporti le hanno permesso di raggiungere gli stessi obiettivi dei suoi compagni senza modificare il livello di difficoltà.

Dal diploma al primo giorno di università

Quando Deborah si è iscritta all’università, la situazione è cambiata drasticamente. A differenza della scuola secondaria, dove il PDP era garantito dalla legge, l’ateneo non aveva un percorso strutturato per studenti con DSA. Nonostante avesse la certificazione di dislessia, ha dovuto contattare autonomamente i servizi per studenti diversamente abili, senza alcuna garanzia di continuità nel supporto che aveva ricevuto fino al diploma.

Cosa sono i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)

Definizione e caratteristiche

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono difficoltà neurobiologiche che interessano specifiche abilità di lettura, scrittura o calcolo, senza coinvolgere l’intelligenza generale. La dislessia, la discalculia e la disgrafia sono i principali DSA riconosciuti in Italia. È fondamentale sottolineare che gli studenti con DSA non hanno ridotte capacità cognitive: la difficoltà riguarda come accedono alla conoscenza attraverso i canali tradizionali (lettura, scrittura veloce), non la loro intelligenza.

Quanti studenti sono interessati

In Italia, secondo le stime dell’Associazione Italiana Dislessia, circa il 3-5% degli studenti ha una diagnosi di DSA. Sebbene nella scuola primaria e secondaria il supporto attraverso il PDP sia garantito dalla normativa, all’università la situazione rimane ancora non uniformemente normata. Molti studenti come Deborah si trovano a dover “riavviare” il loro percorso di supporto ad ogni cambio di istituzione scolastica.

Il Piano Didattico Personalizzato: dalla scuola all’università

Cos’è il PDP e come funziona nella scuola

Il Piano Didattico Personalizzato è un documento che organizza il percorso didattico specifico per studenti con DSA. Introdotto con la legge n. 170 del 2010, è obbligatorio per chi ha una certificazione di DSA e facoltativo ma fortemente consigliato per chi ha Bisogni Educativi Speciali (BES). Il PDP contiene strumenti compensativi (come computer con software di sintesi vocale, dizionari digitali, calcolatrici) e misure dispensative (esonero da dettati veloci, tempo aggiuntivo durante gli esami, dispensa dalla lettura ad alta voce).

Il PDP viene redatto dal consiglio di classe entro novembre di ogni anno scolastico, in accordo con i genitori dello studente e sulla base della diagnosi medica. I docenti di ogni materia individuano gli strumenti più efficaci per permettere allo studente di perseguire gli stessi obiettivi dei suoi pari, garantendo una valutazione equa.

Il vuoto normativo all’università

Contrariamente a quanto accade nella scuola primaria e secondaria, all’università attualmente non esiste un PDP ufficialmente previsto dalla legge. Sebbene la Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità (Cnnudd) abbia approvato linee guida il 25 settembre 2024, queste non hanno valore normativo e non garantiscono l’uniformità degli interventi. Ogni università gestisce autonomamente i servizi per studenti con DSA, creando situazioni molto diverse da un ateneo all’altro. È esattamente questo il problema affrontato da Deborah durante i suoi anni accademici.

Il Piano Didattico Personalizzato all’università per gli studenti con DSA

Nel maggio 2025, un gruppo di senatori di diversi schieramenti ha presentato il disegno di legge n. 508, attualmente in esame presso la 7ª Commissione permanente del Senato. Questa proposta mira a introdurre il Piano Didattico Personalizzato Universitario (PDP-U), estendendo sistematicamente i diritti già riconosciuti dalla legge 170/2010 anche all’università.

Se approvato, il PDP-U prevedrà interventi personalizzati relativi a: obiettivi formativi individualizzati, modalità di svolgimento degli esami, strumenti compensativi e strategie didattiche, comunicazione strutturata tra studente, docenti e servizi d’ateneo. Il piano avrebbe validità annuale con possibilità di revisione su richiesta dello studente e sarebbe sottoposto a monitoraggio semestrale. Inoltre, il disegno di legge prevede l’istituzione di un Fondo nazionale presso il Ministero dell’università per finanziare tecnologie assistive, corsi formativi e supporto psicopedagogico.

Come il PDP avrebbe trasformato il percorso di Deborah all’università

I primi semestri senza supporto strutturato

Durante i suoi primi mesi all’università, Deborah ha affrontato molteplici difficoltà dovute all’assenza di supporti organizzati. Gli esami scritti le richiedevano di scrivere velocemente a mano, uno sforzo che durante la scuola era stato mitigato dalla dispensa dalla dettatura veloce e dall’uso del computer. Nessun docente le offriva tempo aggiuntivo per le prove scritte, come era standard nella sua esperienza scolastica precedente. I libri di testo non erano disponibili in formato digitale, rendendo la lettura particolarmente faticosa.

L’attivazione informale dei servizi

Fortunatamente, Deborah ha trovato determinazione nel contattare personalmente l’ufficio disabilità dell’ateneo. Grazie alla persistenza, ha potuto usufruire di alcuni adattamenti: tempo aggiuntivo per gli esami, possibilità di utilizzare il computer, accesso anticipato ai materiali didattici. Tuttavia, non tutti i docenti erano consapevoli di questi accordi e non tutti li rispettavano uniformemente. Questo ha significato che Deborah doveva “negoziare” il proprio supporto per ogni singolo insegnamento, un compito emotivamente estenuante in aggiunta alle sfide accademiche stesse.

Cosa un PDP universitario avrebbe cambiato

Se il PDP-U fosse stato disponibile quando Deborah ha iniziato l’università, la situazione sarebbe stata radicalmente diversa. Un percorso formalizzato e obbligatorio avrebbe garantito: coerenza degli adattamenti in tutti gli insegnamenti senza variabilità a seconda del docente; accesso garantito a tecnologie assistive fornite dall’università; coordinamento centralizzato attraverso una Commissione di inclusione accademica; formazione obbligatoria per i docenti su come implementare gli strumenti compensativi; protezione contro discriminazioni grazie al quadro normativo ufficiale.

Strumenti compensativi e dispensativi: come funzionano

Strumenti compensativi

Gli strumenti compensativi sono tecnologie e risorse che “compensano” la difficoltà specifica, permettendo all’individuo di accedere alle informazioni attraverso canali alternativi. Per uno studente dislessico all’università, questi potrebbero includere sintesi vocale e lettori di testo che trasformano i PDF e i documenti in audio; software di dettatura vocale per permettere di scrivere parlando anziché digitando; mappe mentali e schemi visivi al posto di lunghi testi lineari; formati digitali dei materiali anziché documenti cartacei; tempo aggiuntivo durante esami e valutazioni (ad esempio, 50% di tempo in più).

Misure dispensative

Le misure dispensative esentano lo studente da compiti che amplificano la difficoltà, pur mantenendo gli obiettivi di apprendimento. All’università, potrebbero includere dispensa dalla prova orale veloce con possibilità di rispondere per iscritto; esonero dalla lettura ad alta voce in seminari o presentazioni; riduzione della mole di lettura con sintesi fornite dai docenti; alternative agli esami scritti tradizionali (ad esempio, compiti orali, progetti, presentazioni); flessibilità nei tempi di consegna per lavori scritti.

L’equilibrio tra supporto e sfida accademica

Un aspetto cruciale del PDP, sia scolastico che universitario, è mantenere l’equilibrio tra fornire supporto reale e non compromettere la validità accademica. Gli obiettivi di apprendimento rimangono gli stessi; cambia solo il modo in cui lo studente accede e dimostra la conoscenza. Questo significa che uno studente con DSA che utilizza un PDP non sta “facendo meno”, sta semplicemente accedendo alla stessa qualità di educazione attraverso metodi diversi.

La normativa italiana e i diritti degli studenti con DSA

La legge 170/2010: il fondamento giuridico

La legge n. 170 del 2010 rappresenta il pilastro normativo in Italia per la protezione e l’inclusione degli studenti con DSA. Questa legge riconosce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e rende obbligatorio il PDP nella scuola primaria e secondaria, garantendo che gli studenti con DSA ricevano valutazioni eque e accesso equo all’educazione.

La legge stabilisce che il PDP deve essere redatto dal consiglio di classe su base della certificazione medica; gli strumenti compensativi e dispensativi sono diritti, non favori; la famiglia e lo studente devono essere coinvolti nella redazione del PDP; il PDP deve essere rivisto regolarmente (almeno due volte all’anno).

Il divario: perché l’università non è coperta

Sebbene la legge 170/2010 sia chiarissima riguardo alla scuola, l’università rimane un vuoto normativo. Questo perché le università godono di maggiore autonomia rispetto alle scuole primarie e secondarie, e la normativa precedente non le obbligava a istituire sistemi centralizzati di supporto per DSA.

Secondo le informazioni più recenti, non c’è uniformità su scala nazionale: alcuni atenei offrono servizi eccellenti per studenti con DSA, mentre altri hanno risorse limitate o consapevolezza minima del problema. Studenti come Deborah si trovano così a navigare un panorama frammentato, dove i diritti non sono garantiti allo stesso modo che nella scuola.

Il disegno di legge S. 1508: verso un cambiamento

Il recente disegno di legge S. 1508, in esame in Senato a partire dal 30 settembre 2025, propone di estendere i diritti della legge 170/2010 anche all’università attraverso l’introduzione del PDP universitario (PDP-U). Questa proposta rappresenta un passo significativo verso l’inclusione uniforme e mira a garantire che ogni studente universitario con DSA riceva lo stesso livello di protezione normativa che i loro colleghi delle scuole superiori.

La proposta include l’obbligo di formazione annuale per docenti e personale amministrativo universitario; istituzione di un Fondo nazionale per finanziare tecnologie e supporti; creazione di un Osservatorio nazionale sull’inclusione universitaria; sviluppo di una banca dati digitale dei PDP-U per coordinamento tra atenei.

Il valore dell’inclusione: il successo di Deborah

La laurea come affermazione personale

Deborah si è laureata con una tesi di ricerca su un argomento che le appassiona. Il suo voto finale riflette la qualità del suo lavoro accademico, non una riduzione degli standard. Questo è il punto cruciale: il supporto attraverso il PDP non significa voti facili o standard ridotti. Significa che Deborah poteva competere equamente, superando le barriere imposte dalla dislessia, anziché competere contemporaneamente contro il contenuto del corso e contro i propri DSA.

I compagni di Deborah ancora in difficoltà

Sulla base della sua esperienza, Deborah sa che molti altri studenti con DSA non completano gli studi universitari, non perché mancano di capacità accademica, bensì perché non ricevono il supporto necessario. Il tasso di abbandono universitario tra studenti con DSA è significativamente superiore rispetto ai loro pari senza DSA, una disparità che potrebbe essere drasticamente ridotta con l’introduzione del PDP-U.

L’effetto domino dell’inclusione

La storia di Deborah dimostra che l’inclusione non è solo questione di equità, ma di realizzazione del potenziale umano. Quando i giovani con DSA ricevono supporto adeguato, non solo completano l’università, ma spesso eccelgono in campi di loro interesse, poiché possono finalmente concentrarsi sul contenuto accademico anziché sulla lotta quotidiana per accedere alle informazioni.

Prospettive future: verso un’università più inclusiva

L’approvazione del PDP-U: quando, come, cosa cambierà

Il disegno di legge S. 1508 rappresenta un’opportunità storica per trasformare l’inclusione universitaria in Italia. Se approvato, il PDP-U dovrebbe diventare obbligatorio per tutte le università, statali e non statali, entro un periodo di implementazione definito. Questo comporterebbe creazione di Commissioni di inclusione accademica in ogni ateneo; sviluppo di protocolli standardizzati per valutazione e implementazione del PDP-U; allocazione di risorse dedicate attraverso il Fondo nazionale; formazione sistematica di docenti e personale.

Allineamento con i diritti umani

L’introduzione del PDP universitario rappresenta un allineamento con i principi internazionali di inclusione e accessibilità. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sottolinea il diritto all’educazione e all’accesso equo: il PDP-U sarebbe un passo concreto verso il rispetto di questi impegni internazionali da parte dell’Italia.

Il ruolo degli studenti come Deborah

Oggi, studenti come Deborah diventano portavoce del cambiamento, condividendo le loro storie con docenti, amministratori e legislatori. La loro esperienza diretta è la prova più convincente dell’importanza del supporto sistematico e spinge le istituzioni a riconoscere l’urgenza di intervenire.

Conclusione: dall’inclusione alla valorizzazione

La storia di Deborah non è una storia di “vincita contro le avversità” nel senso romantico. È piuttosto la storia di una persona che ha avuto accesso a strumenti e supporti adeguati fino a un certo punto del suo percorso educativo, e che ha dovuto trovare determinazione e resilienza per continuare quando quel supporto è venuto meno. Questa non dovrebbe essere la norma.

L’importanza del Piano Didattico Personalizzato all’università è oggi riconosciuta, tanto da essere il focus di una proposta legislativa seria in Senato. Se approvato, il disegno di legge S. 1508 garantirebbe che il prossimo Deborah non debba affrontare il vuoto normativo che ha dovuto affrontare lei.

I diritti degli studenti con DSA all’università non sono privilegi; sono strumenti di equità che livellano il campo di gioco, permettendo a menti brillanti di non dover sprecare energia nel superare barriere artificiali. Quando un’università è davvero inclusiva, non solo gli studenti con DSA traggono beneficio: l’intera comunità accademica ne trae vantaggio, dall’innovazione pedagogica alla ricerca più consapevole della diversità cognitiva.

Deborah è un esempio vivo di come il supporto appropriato trasforma le vite e libera il potenziale. La sua laurea rappresenta non solo la sua dedizione personale, ma anche il valore immenso di una normativa giusta e inclusiva. Speriamo che presto tutte le Deborah che arrivano all’università in Italia possano contare su un PDP universitario robusto e garantito dalla legge, trasformando quello che oggi è un’eccezione in una norma di accessibilità e rispetto.

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