Evelina Sgarbi, figlia del celebre critico d’arte Vittorio Sgarbi, ha avviato una procedura legale per richiedere il cambio del magistrato che segue il caso della nomina di un amministratore di sostegno. Durante l’udienza del 28 ottobre 2025 presso il tribunale civile di Roma, la giovane ha riscontrato quello che ha definito un atteggiamento ostile e paternalistico della giudice Paola Scorza, sostenendo che la magistrata fosse più preoccupata della risonanza mediatica che dello stato di salute di suo padre. La richiesta di ricusazione della giudice è motivata da episodi avvenuti in aula, dall’imposizione di limitazioni alle sue manifestazioni pubbliche e da questioni tecniche riguardanti l’imparzialità del magistrato nel procedimento.
Gli episodi controversi durante l’udienza
Durante la seduta, Vittorio Sgarbi ha omaggiato la giudice Scorza con una copia del suo ultimo libro. L’episodio che ha più turbato Evelina è avvenuto nel momento della consegna del volume: il magistrato ha accettato il dono e immediatamente ne ha chiesto l’autografo. Secondo la figlia di Sgarbi, questo comportamento ha creato un clima informale e amichevole, completamente inadatto a una sala d’udienza. La situazione si è ulteriormente complicata quando il giudice ha accettato battute inerenti a una possibile firma falsificata presente su un modulo della clinica Gemelli—comportamento che Evelina ha definito come una “pacca sulla spalla” inopportuna.
Evelina ha sottoposto il documento contestato a tecnici esperti che hanno certificato l’irregolarità della sottoscrizione autografa di Vittorio Sgarbi. Questo rilievo tecnico, secondo la figlia, meritava approfondimenti seri da parte del magistrato, non scherzi di corridoio. Il tono complessivo della seduta è stato percepito come un’erosione della formalità e della serietà necessaria in ambito giudiziario. La ragazza ha evidenziato come il comportamento della giudice fosse incompatibile con il ruolo di magistrato imparziale, sottolineando che in tribunale dovrebbero prevalere criteri di rigore e neutralità, non rapporti personali cordiali.
La ricusazione della giudice e i suoi fondamenti legali
Evelina ha dato mandato immediato al suo avvocato per procedere con la ricusazione della giudice Paola Scorza. La decisione non è stata presa leggermente: la giovane e il suo legale hanno identificato violazioni significative dei principi procedurali che governano l’amministrazione della giustizia italiana. La richiesta di ricusazione è stata presentata indicando rilievi tecnici e sostanziali molto importanti che comprometterebbero l’imparzialità del processo.
Violazione dell’obbligo di imparzialità
Tra i motivi principali della ricusazione figura l’inosservanza dell’obbligo di condotta imparziale durante l’udienza. Un magistrato deve mantenere una distanza professionale scrupolosa dalle parti in causa; accettare doni, chiedere autografi e scherzare su questioni potenzialmente delicate non rientra negli standard di comportamento attesi. Questa violazione è particolarmente grave quando il giudice è chiamato a decidere questioni che toccano diritti fondamentali e la tutela di persone vulnerabili, come nel caso di un procedimento per l’amministrazione di sostegno.
L’inosservanza del principio del contraddittorio
Un altro aspetto cruciale citato dagli avvocati riguarda l’inosservanza del principio del contraddittorio tra le parti. Questo principio, fondamentale nel diritto processuale civile, garantisce che entrambi i contendenti possano presentare le proprie posizioni in modo paritario e che il giudice ascolti equamente entrambi i lati della controversia. Qualsiasi comportamento del magistrato che suggerisca una preferenza verso una parte compromette l’effettività di questo diritto e invalida il procedimento.
La questione della privacy e il documento contestato
Il documento al centro della controversia è un modulo di privacy della clinica Gemelli che autorizza i medici a fornire informazioni sanitarie riguardanti Vittorio Sgarbi esclusivamente alla sua compagna, Sabrina Colle. Questo modulo rappresenta un vincolo significativo all’accesso alle informazioni sanitarie del critico d’arte.
La falsificazione della firma
Evelina ha fatto sottoporre il modulo a periti specializzati che hanno confermato l’irregolarità della sottoscrizione. Se la firma non è autentica, il documento perde validità legale e qualsiasi restrizione informativa basata su di esso diventa nulla. Questo rilievo tecnico ha implicazioni dirette sulla capacità di Evelina di ottenere informazioni sulla salute di suo padre, che ella sostiene di necessitare per tutelarlo adeguatamente. Secondo la giovane, il fatto che la giudice abbia deriso questa questione anziché approfondirla rappresenta una grave carenza di attenzione ai doveri del magistrato.
Il vincolo informativo come questione di fondo
La limitazione dell’accesso alle informazioni sanitarie rappresenta una questione sostanziale nel procedimento. Se il modulo è effettivamente falsificato, Evelina dovrebbe avere diritto di ricevere notizie sullo stato di salute di suo padre per monitorare se sia effettivamente necessario un amministratore di sostegno. La giudice dovrebbe pertanto trattare questo aspetto con la massima serietà, non con leggerezza.
L’ammonimento a non parlare ai giornalisti e la questione costituzionale
Durante l’udienza, la giudice Paola Scorza avrebbe ammonito Evelina a non continuare a parlare con i giornalisti né a comparire in televisione, avvertendo che avrebbe tenuto conto di queste azioni nel procedimento. Questo ammonimento rappresenta secondo Evelina una violazione manifesta della Costituzione italiana.
La difesa della libertà di espressione
Evelina ha contestato fermamente questo avvertimento, affermando che la salute di suo padre non dipende dal fatto che lei parli o meno ai media. La ragazza sottolinea come il diritto di espressione sia sancito dall’articolo 21 della Costituzione italiana, che stabilisce chiaramente che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Nessun giudice può condizionare una sentenza sulla base dell’esercizio di un diritto costituzionale fondamentale.
Il paralogismo della giudice
Evelina ha inoltre denunciato il paralogismo logico insito nell’ammonimento della magistrata: se la salute di Vittorio non dipende dagli interventi mediatici di sua figlia, come potrebbe il comportamento mediatico di Evelina influenzare la valutazione dell’idoneità di un amministratore di sostegno? La giudice non ha fornito una spiegazione razionale di questo legame causale, riducendo l’ammonimento a una minaccia arbitraria.
Le preoccupazioni di Evelina per la salute del padre
Al di là degli aspetti procedurali e legali, la motivazione profonda della azione di Evelina risiede nella preoccupazione genuina per le condizioni di salute di suo padre. La ragazza ha descritto Vittorio Sgarbi come “molto depresso, molto spento”, osservando che “lo sguardo non è più il suo”. Queste sono manifestazioni cliniche che suggeriscono un grave deterioramento dello stato psicofisico.
Il focus sulla tutela del padre
Evelina ha ribadito chiaramente: “Sono interessata a salvare mio padre”. La giovane non nega di aver reso pubblica la situazione attraverso i media, ma afferma che se questo ha contribuito a generare attenzione e potenzialmente a migliorare le condizioni di salute di Vittorio, allora “ne è fiera” e lo rifarebbe mille volte. Questo non è un gioco mediatico o ricerca di visibilità, ma una strategia deliberata per proteggere un genitore che ella ritiene in pericolo.
La nomina dell’amministratore di sostegno
Il procedimento riguarda la nomina di un amministratore di sostegno, una figura legale designata per assistere e rappresentare persone che, pur mantenendo la capacità legale generale, necessitano di aiuto nel compiere determinati atti. Evelina contesta come questa nomina stia avvenendo, sostenendo che il procedimento non stia seguendo i dovuti criteri di trasparenza e imparzialità necessari per una decisione così importante.
I rilievi tecnici e gli step della procedura di ricusazione
La ricusazione di un magistrato non è una procedura semplice o frequente. Essa richiede motivazioni solide e riscontrabili, poiché mira a garantire che i giudici operino in condizioni di imparzialità, ma anche che non siano soggetti a ricusazioni pretestuose che rallentino i procedimenti.
Le violazioni procedurali rilevate
Gli avvocati di Evelina hanno identificato almeno due violazioni procedurali significative: l’inosservanza del principio del contraddittorio e la violazione dell’obbligo di condotta imparziale. A questi si aggiungono i rilievi riguardanti il documento della privacy, che il giudice ha trattato con leggerezza anziché rigore. Inoltre, l’ammonimento a non parlare ai media costituisce una limitazione ingiustificata della libertà di espressione di Evelina, un elemento che incide sulla valutazione complessiva dell’imparzialità del magistrato.
Gli sviluppi successivi
La richiesta di ricusazione è stata formalmente trasmessa al tribunale civile di Roma per la valutazione. Il tribunale dovrà esaminare le argomentazioni di Evelina e decidere se sussistono cause sufficienti per sostituire la giudice Paola Scorza con un altro magistrato. Questa valutazione avverrà mediante una procedura specifica che garantisce che la decisione non sia arbitraria.
Nel frattempo, il giudice Scorza si è riservata sulla decisione circa la nomina dell’amministratore di sostegno per Vittorio Sgarbi, rinviando il verdetto. Questo significa che il procedimento è stato sospeso in attesa della risoluzione della questione della ricusazione.
La vicenda sottolinea le tensioni che possono emergere quando procedimenti legali delicati si intrecciano con la sfera mediatica e quando i diritti delle parti entrano in conflitto con il comportamento del magistrato incaricato di amministrare la giustizia. La richiesta di ricusazione di Evelina rappresenta un tentativo di restaurare i principi di imparzialità e correttezza procedimentale che devono caratterizzare ogni procedimento giudiziario, specialmente quando riguardano la tutela di persone vulnerabili.


